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La ramogna di Roaming

Juliet, n°145 Dicembre 2009

LA RAMOGNA DI ROAMING

di Vegetali Ignoti


Da un’idea dell’artista Ermanno Cristini, Roaming è una serie di mostre, curate da Alessandro Castiglioni ( e da altri curatori che si affiancano a A.C. nelle diverse occasioni) che hanno la particolarità di durare solo il tempo dell'inaugurazione (e cavolo!… tutta la fatica di organizzare, telefonare agli artisti, spiegargli il concept del progetto, selezionare i luoghi, inserire correttamente le opere, imballare, sballare, puntare le luci, ed ancora comunicati stampa, incontri, inviti, rinfresco saluti battimani…e tutto il baraccone di una normale mostra per poche ore, condensate nel momento clou, l’inaugurazione o il vernissage, dipende…).
Giusto il tempo per sparafflesciare due foto, per la memoria e l’archivio virtuale, per poi chiudere. Stop, via tutti casa e alla prossima.

V.I: Tutta quella fatica per così poco tempo?
E.C: Le mostre si caratterizzano proprio per questa rapidità e per le modalità di occupazione degli spazi. Esse anzitutto sono localizzate in spazi fortemente conformativi e rappresentativi, per la loro presenza fisica e lo spessore della loro storia, anche immobili industriali dimessi, ma anche per la loro presenza simbolica, come le sedi istituzionali, il museo, le mostre si caratterizzano per questa rapidità e per le modalità di occupazione degli spazi.

V.I: Ma cosa cerca di dimostrare Roaming, la ramogna…? L’opera sempre in viaggio, un buon viaggio…
E.C: In contraddizione con l'ampiezza o con l'aura delle location, le opere mettono in atto una presenza discreta, si muovono negli angoli, negli interstizi, per terra, puoi trovarle in cima ad una scala, mescolate ad altre opere nel museo…Si fanno scoprire piano piano, quasi mostrandosi solo ad uno sguardo secondo, in aperto contrasto con la fugacità e la transitorietà esasperata dell'evento. Oggi sempre più spesso l'arte è portatrice di diversità in quanto luogo della lentezza. Un territorio “marginale”, dove lo sguardo si acuisce sull'insignificante e sull'infinitamente piccolo. L'emotività di un gesto si alimenta di sfioramenti esplorati con delicatezza quasi maniacale; il tempo, proiettato in una dimensione improduttiva, si dilata ad accogliere un fare che talvolta riscopre manualità minuziose, quasi esasperate…


V.I: Le contraddizioni sono positive.
E.C: Lo sono in linea di principio ma in particolare oggi, quando l’opera, piaccia o no, deve misurarsi con lo scarto esistente tra il suo bisogno di fisicità e una deriva verso l’immateriale.


V.I: Si mette in moto il meccanismo della pratica curatoriale per poi subito abbandonarlo a se stesso, come se l’attenzione fosse proprio sul processo e su ciò che ne rimane.
E.C: E’ vero, anche in questo caso si mette in gioco una contraddizione, e d’altra parte quello della curatela e del suo ruolo è un altro tema forte con il quale la pratica artistica oggi sta ampiamente misurandosi, forse come risposta ad uno sbilanciamento eccessivo a favore del curatore.


V.I: Ma delle opere e della loro relazione con lo spazio, nella messa in mostra trasformata in evento, cosa resta? Solo un’immagine?


E.C: L’immagine è solo parte di un processo, evoca un “bordo”. Quella faglia in bilico sulla quale l'opera consuma il proprio stato di precarietà, ricercando un essere dentro le forme dell'apparire. Ma proprio cavalcando questa precarietà essa può ritrovare un senso e attribuire senso al proprio discorso sul mondo dandosi come metafora di una condizione contemporanea che riguardando l'opera riguarda più in generale l'uomo.


V.I: E di chi è quell’immagine visto che ad ogni appuntamento invitate un fotografo diverso a registrare l’evento.

E.C: Roaming rilancia questa domanda, nella consapevolezza che, come direbbe Marcel Duchamp “non c’è risposta perché non c’è domanda”.
In effetti così il fotografo diventa parte integrante del nucleo di artisti e cambia ad ogni iniziativa mettendo in campo visioni diverse: il pubblicitario, il fotografo d’arte, il fotografo di architettura, e dunque diversi modi di percorrere il bordo tra opera e immagine, tra realtà e rappresentazione, tra reale e virtuale.
Ma soprattutto il fotografo diventa parte integrante del nucleo di artisti. D’altra parte è la sua immagine a circolare. E allora che cos’è l’opera? Quell’immagine? Il lavoro degli artisti? Le due cose messe insieme come se fossero le due facce di una stessa medaglia?
Ciò che Roaming attiva è una fuga di polarità: il piccolo rispetto al grande degli spazi, il vuoto rispetto al pieno del pubblico dell’inaugurazione, il ritardo rispetto all’accelerazione dell’evento, la realtà rispetto alla sua rappresentazione, il fisico rispetto al virtuale.
L'evento sostituisce la messa in mostra, mentre l'immagine sostituisce l'opera.
Roaming non fa altro che registrare lo statuto contemporaneo dell’opera d’arte.
Mediatizzata, la messa in mostra che per definizione è il luogo in cui l'opera si offre all'esecuzione da parte del suo pubblico, in una dimensione necessariamente contemplativa, si moltiplica nel consumo veloce dei messaggi visivi su cui si basa la nostra esperienza percettiva.


V.I: E gli artisti che dicono?
E.C: …mai come oggi, fuori dello studio dell'artista, il destino dell'opera è direttamente proporzionale all'estensività ed alla velocità della sua circolazione. Ci provano…