ROAMING

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Off cells. Si prega di non accendere la luce

Boîte, autunno 2010

OFF-CELLS. SI PREGA DI NON ACCENDERE LA LUCE

Conversazione con Ermanno Cristini e Alessandro Castiglioni

di Federica Boràgina


Al Museo di Villa Croce di Genova Ermanno e Alessandro è come se avessero spento le luci e invitato i visitatori a scovare nel “buio” le opere degli undici artisti coinvolti.
“L’assenza di visione è qui declinata non come una mancanza, ma come spunto per un processo di visione differente, mentale e dilatato” spiega Ermanno, “la relazione fra le opere avviene attraverso interventi nascosti, una sorta di buio nel buio delle opere della collezione, quasi ad affermare che ciò che c’è da vedere è al di fuori di quello che si vede”. Roaming è un progetto sperimentale nato nel 2008 da un’idea di Ermanno Cristini con la curatela di Alessandro Castiglioni, volto a indagare lo statuto dell’opera d’arte contemporanea. Il punto di partenza è la consapevolezza che l’opera d’arte non esiste al di fuori di un tessuto sociale: finché l’opera rimane protetta nello studio dell’artista essa mantiene una propria integrità, quasi una condizione a-spaziale e a-temporale, ma una volta che l’opera è gettata nel mondo è coinvolta in un processo che ne espande lo statuto, facendola diventare innanzitutto un’immagine. “È innegabile che una parte significativa della ricerca artistica contemporanea affermi un bisogno di fisicità e di lentezza“ rivendica Ermanno, “il destino dell’opera nella contemporaneità è la sua circolazione sotto forma di immagine e se l’immagine, in qualche modo, ne costituisce la morte, Roaming palesa questa realtà e si interroga sul concetto di vero come divenire di sé stesso”. Gli artisti coinvolti nelle varie tappe di Roaming (dalla provincia di Varese a Praga, passando per Parigi, Berlino e Roma per citarne solo alcune) condividono l’idea di opera come elemento ultra-sottile, in cui la fisicità è in bilico fra materialità e immaterialità: l’indagine è rivolta alla dimensione di autenticità dell’oggetto artistico, nella sua dimensione di essere-nel-mondo. Mi sembra interessante focalizzare l’attenzione sull’”aspetto relazionale”, ossia sul dialogo che si insatura fra gli artisti, il curatore e il pubblico: “il punto di vista dell’artista” spiega Ermanno “consiste nel considerare l’opera come dialogo, come procedimento in divenire”; “il curatore, invece” sottolinea Alessandro “ha il ruolo di rendere fluido questo scambio fra diverse componenti artistiche”. Il pubblico percepisce questo scambio, questa “dimensione liquida” in cui è coinvolto e ne apprezza l’eterogeneità degli artisti coinvolti e il confronto di idee che da questo fluire evapora.
La mostra genovese mi sembra essere una perfetta metafora di quel che è Roaming: un viaggio nell’ombra, un percorso non illuminato dalle luci della ribalta, più simile a un passaggio fuori sentiero che conduce a un panorama mirabile e inaspettato.
Conclude Ermanno “In una condizione di “sovraccarico iconografico” come è quella che caratterizza l’epoca contemporanea, collocarsi nel buio assume la valenza di “interstizio sociale”, perché sul piano conoscitivo postula un’aderenza alla contemporaneità che avviene entro una sfasatura, in ossequio alle tesi di Giorgio Agamben secondo il quale “può dirsi contemporaneo soltanto chi non si lascia accecare dalle luci del secolo e riesce a scorgere in esse la parte dell’ombra, la loro intima oscurità” (G. Agamben, Che cos’è il contemporaneo, 2006-2007).


Ermanno Cristini, artista. La sua boîte custodisce un granello di polvere.
Alessandro Castiglioni, curatore indipendente. La sua boîte custodisce dei tarocchi. Per leggere il futuro o più semplicemente, come Calvino, raccontare delle storie.